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Cast: Giulia Lazzarini

Trieste, 1972. Avevo cominciato da poco
a fare l’attore in un piccolo gruppo
teatrale quando la direzione
dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale ci
concesse l’uso del teatrino situato nel
comprensorio manicomiale. La
condizione era che alle prove e agli
spettacoli potessero avere libero
accesso gli utenti. Tra questi c’era
Brunetta, una ragazza lobotomizzata,
che aveva marchiata sul volto tutta la
violenza di cui le istituzioni sono capaci:
pochi denti, occhi infossati, cicatrici sulla
testa. Insieme a una parte del cervello le
avevano tolto anche la capacità di
camminare diritta e l’uso della parola.
Ciondolava in avanti, tenendo le braccia
a penzoloni, e si esprimeva a mugugni.
Spesso si sedeva con noi alla ricerca di
una sola cosa: l’affetto, che per anni le
era stato negato, e ricambiava ogni nostra attenzione aprendosi in un sorriso che, nonostante fosse
sdentato, era meraviglioso. Nel ’74 mi sono trasferito a Milano. Brunetta non c’è più da parecchi anni, ma i
suoi sguardi e la sua storia fanno indelebilmente parte della mia.

Cast: Giulia Lazzarini

Trieste, 1972. Avevo cominciato da poco
a fare l’attore in un piccolo gruppo
teatrale quando la direzione
dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale ci
concesse l’uso del teatrino situato nel
comprensorio manicomiale. La
condizione era che alle prove e agli
spettacoli potessero avere libero
accesso gli utenti. Tra questi c’era
Brunetta, una ragazza lobotomizzata,
che aveva marchiata sul volto tutta la
violenza di cui le istituzioni sono capaci:
pochi denti, occhi infossati, cicatrici sulla
testa. Insieme a una parte del cervello le
avevano tolto anche la capacità di
camminare diritta e l’uso della parola.
Ciondolava in avanti, tenendo le braccia
a penzoloni, e si esprimeva a mugugni.
Spesso si sedeva con noi alla ricerca di
una sola cosa: l’affetto, che per anni le
era stato negato, e ricambiava ogni nostra attenzione aprendosi in un sorriso che, nonostante fosse
sdentato, era meraviglioso. Nel ’74 mi sono trasferito a Milano. Brunetta non c’è più da parecchi anni, ma i
suoi sguardi e la sua storia fanno indelebilmente parte della mia.
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