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MADRES PARALELAS
MADRES PARALELAS
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Cast: Penélope Cruz, Milena Smit, Israel Elejalde, Aitana Sánchez Gijón, Rossy De Palma, Julieta Serrano, Arantxa Aranguren, Adelfa...

“Ad alcuni motivi fondanti del proprio cinema (il femminile e la maternità, la memoria, il melodramma), riletti con i toni quieti e meditati cui ci ha abituato da qualche tempo, Almodóvar unisce nel suo ultimo lavoro una riflessione sul passato e sul rimosso della Guerra civile. Due donne, la ultraquarantenne Janis (Cruz) e la minorenne Ana (Milena Smit), si trovano a partorire contemporaneamente nello stesso luogo. Fanno amicizia, si perdono di vista, e la più anziana scopre che in realtà il proprio figlio è stato scambiato con quello dell’altra. Seguono altri colpi di scena, ma su
questa vicenda si innesta la ricerca, da parte di Janis, dei cadaveri dei propri avi e di altri abitanti di un paese, uccisi dai falangisti e sepolti in una fossa comune. All'inizio dunque Almodóvar mette in campo i topoi del mélo, accennando attraverso la colonna sonora a sfumature thriller, e costruisce una vicenda, come in altri casi, quasi esclusivamente al femminile. […] A questo groviglio femminile è affidato il compito di riannodare i fili col passato, in uno sguardo finale che è non di rimozione ma di riconciliazione con esso”. (Emiliano Morreale)

Cast: Penélope Cruz, Milena Smit, Israel Elejalde, Aitana Sánchez Gijón, Rossy De Palma, Julieta Serrano, Arantxa Aranguren, Adelfa...

“Ad alcuni motivi fondanti del proprio cinema (il femminile e la maternità, la memoria, il melodramma), riletti con i toni quieti e meditati cui ci ha abituato da qualche tempo, Almodóvar unisce nel suo ultimo lavoro una riflessione sul passato e sul rimosso della Guerra civile. Due donne, la ultraquarantenne Janis (Cruz) e la minorenne Ana (Milena Smit), si trovano a partorire contemporaneamente nello stesso luogo. Fanno amicizia, si perdono di vista, e la più anziana scopre che in realtà il proprio figlio è stato scambiato con quello dell’altra. Seguono altri colpi di scena, ma su
questa vicenda si innesta la ricerca, da parte di Janis, dei cadaveri dei propri avi e di altri abitanti di un paese, uccisi dai falangisti e sepolti in una fossa comune. All'inizio dunque Almodóvar mette in campo i topoi del mélo, accennando attraverso la colonna sonora a sfumature thriller, e costruisce una vicenda, come in altri casi, quasi esclusivamente al femminile. […] A questo groviglio femminile è affidato il compito di riannodare i fili col passato, in uno sguardo finale che è non di rimozione ma di riconciliazione con esso”. (Emiliano Morreale)
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